“TI MOSTRO COSA VEDO”: QUANDO ARRIVA L’HOME STAGER
Quando entro, non giudico.
Osservo.
Vedo subito quello che il cliente non è riuscito a vedere.
Non perché sia più bravo, ma perché so guardare oltre. O meglio: so togliere.
Tolgo il superfluo.
Tolgo il rumore visivo.
Tolgo gli oggetti che non raccontano niente di utile.
Libero lo sgabuzzino. Finalmente si apre tutto, e improvvisamente non sembra più un problema, ma una risorsa. Cambio la lampadina in bagno e la luce fa il suo dovere: illumina, rassicura, chiarisce. Nessun alone misterioso, nessun dubbio.
Spengo gli odori.
Apro le finestre.
Lascio entrare aria e luce.
Sul tavolo resta solo l’essenziale. Il lavello torna a essere uno spazio, non un accumulo.
Inizio a far respirare le stanze, a dare loro un ritmo.
Non invento niente: valorizzo quello che già c’è.
E poi il terrazzo.
Pulito, ordinato, vestito quel tanto che basta per suggerire una possibilità. Non prometto cene da rivista patinata, ma un luogo dove potrebbero succedere cose belle. E questo basta.
Quando il prossimo cliente entra, la casa non è cambiata.
Sono gli stessi metri quadri.
Lo stesso prezzo.
La stessa zona fantastica.
Ma questa volta lo sento dire qualcosa di diverso.
Non parla di ciò che manca.
Parla di ciò che potrebbe essere.
E per una casa, credimi, è una piccola vittoria.

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